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<title>Cháos</title>
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<description><![CDATA[Cháos. Incontri tra filosofia e arte è uno spazio di dialogo e approfondimento, filosofico e artistico, che mira ad una divulgazione culturale accessibile e chiara.
Un programma a cura di Carlotta Malafarina, Damiano Magrini, Melissa Di Nella, Vincenzo Donato Grosso.

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<lastBuildDate>Mon, 02 Nov 2026 17:45:43 +0100</lastBuildDate>
<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 11:36:07 +0200</pubDate>
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<webMaster>roma3radio@uniroma3.it (Roma Tre Radio Podcast)</webMaster>
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<itunes:summary>Cháos. Incontri tra filosofia e arte è uno spazio di dialogo e approfondimento, filosofico e artistico, che mira ad una divulgazione culturale accessibile e chiara.
Un programma a cura di Carlotta Malafarina, Damiano Magrini, Melissa Di Nella, Vincenzo Donato Grosso.

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<itunes:subtitle>Incontri tra filosofia e arte</itunes:subtitle>
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<title>Cháos</title>
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<title>CHÁOS. Etica dell’abitare. Casa e democrazia sociale da Jane Addams alle “Uncertain Domesticities”</title>
<description><![CDATA[Che cosa significa sentirsi a casa? Come possono gli spazi che abitiamo diventare luoghi di inclusione ed emancipazione? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Melissa esplorano il pensiero di Jane Addams e l’esperienza della Hull House, intrecciando democrazia sociale, femminismo e il tema contemporaneo dell’abitare attraverso la mostra “States of Uncertain Domesticities”, ospitata dal Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese.

Ospiti Ada Lombardi, storica dell’arte contemporanea e curatrice, e Alba D’Urbano, artista e docente, entrambe curatrici della mostra.]]></description>
<itunes:subtitle>Casa e democrazia sociale da Jane Addams alle “Uncertain Domesticities”</itunes:subtitle>
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Ospiti Ada Lombardi, storica dell’arte contemporanea e curatrice, e Alba D’Urbano, artista e docente, entrambe curatrici della mostra.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 02 Nov 2026 17:26:00 +0100</pubDate>
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<title>CHÁOS. La rivolta della creazione. Filosofia dell’assurdo e arte visiva da Camus a Keith Haring</title>
<description><![CDATA[Che senso ha vivere, se il mondo un senso non lo ha? Può l’arte diventare uno strumento di rivolta e solidarietà? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Damiano esplorano il pensiero di Albert Camus e il legame tra esistenza, creazione artistica e impegno civile, fino ad arrivare all’arte accessibile e universale di Keith Haring.

In collegamento con noi Ilaria Miarelli Mariani, storica dell’arte, direttrice della Direzione dei Musei Civici della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e co-curatrice della mostra dedicata a Keith Haring presso il Museo di Roma – Palazzo Braschi, fruibile fino all’11 aprile 2027.]]></description>
<itunes:subtitle>Filosofia dell’assurdo e arte visiva da Camus a Keith Haring</itunes:subtitle>
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In collegamento con noi Ilaria Miarelli Mariani, storica dell’arte, direttrice della Direzione dei Musei Civici della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e co-curatrice della mostra dedicata a Keith Haring presso il Museo di Roma – Palazzo Braschi, fruibile fino all’11 aprile 2027.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 17:33:00 +0100</pubDate>
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<title>CHÁOS. Oltre la superficie. Filosofia dell’arte e creazione visiva da Danto a Andy Warhol</title>
<description><![CDATA[Quando un oggetto comune diventa arte? E cosa determina il significato di un’opera? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Vincenzo esplorano il pensiero di Arthur Danto e la rivoluzione della Pop Art di Andy Warhol, tra filosofia, interpretazione e trasfigurazione del banale, in dialogo con la mostra “Andy Warhol – Forever Love”.

Ospite della puntata Gianfranco Rosini, gallerista, curatore e custode della Collezione Rosini Gutman, ci guida alla scoperta dell’universo di Warhol, tra opere iconiche, documenti storici e ricordi personali.]]></description>
<itunes:subtitle>Filosofia dell’arte e creazione visiva da Danto a Andy Warhol</itunes:subtitle>
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Ospite della puntata Gianfranco Rosini, gallerista, curatore e custode della Collezione Rosini Gutman, ci guida alla scoperta dell’universo di Warhol, tra opere iconiche, documenti storici e ricordi personali.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 17:20:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS. Sensibile e universale. Arte, conoscenza e pensiero da Diderot a Elisa Montessori</title>
<description><![CDATA[Che cosa tiene insieme tutti i saperi? Come cambia il nostro modo di guardare il mondo quando ragione, sensibilità e immaginazione si incontrano? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Damiano esplorano il pensiero di Denis Diderot e il suo dialogo con la ricerca artistica di Elisa Montessori, tra filosofia, scienza, mito e sperimentazione.

Intervengono Elisa Montessori, artista protagonista dell’arte contemporanea italiana, e Alessandra Mammì, giornalista, storica dell’arte e co-curatrice della mostra “Elisa Montessori. Nel corso del tempo”, ospitata dai Musei di Villa Torlonia.]]></description>
<itunes:subtitle>Arte, conoscenza e pensiero da Diderot a Elisa Montessori</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Che cosa tiene insieme tutti i saperi? Come cambia il nostro modo di guardare il mondo quando ragione, sensibilità e immaginazione si incontrano? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Damiano esplorano il pensiero di Denis Diderot e il suo dialogo con la ricerca artistica di Elisa Montessori, tra filosofia, scienza, mito e sperimentazione.

Intervengono Elisa Montessori, artista protagonista dell’arte contemporanea italiana, e Alessandra Mammì, giornalista, storica dell’arte e co-curatrice della mostra “Elisa Montessori. Nel corso del tempo”, ospitata dai Musei di Villa Torlonia.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 17:35:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS. Creatività e rivoluzione. Dal “Grande Rifiuto” di Marcuse all’Italia degli anni Settanta e la pittura di Giuseppe Modica</title>
<description><![CDATA[Può la creatività diventare una forma di rifiuto e rivoluzione? E può l’arte aiutarci a immaginare un mondo diverso? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Melissa attraversano il pensiero di Herbert Marcuse, dal rapporto tra desiderio e società alla necessità del «Grande Rifiuto», per arrivare alla creatività italiana degli anni Settanta e alla pittura contemporanea come spazio di libertà, immaginazione e opposizione.

Ospiti della puntata sono Carla Cerutti, curatrice della mostra “Italia Settanta. La creatività come antidoto. Arte Moda Design”, e Giuseppe Modica, artista e rappresentante della Nuova Metafisica, autore della mostra “Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare”.]]></description>
<itunes:subtitle>Dal “Grande Rifiuto” di Marcuse all’Italia degli anni Settanta e la pittura di Giuseppe Modica</itunes:subtitle>
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Ospiti della puntata sono Carla Cerutti, curatrice della mostra “Italia Settanta. La creatività come antidoto. Arte Moda Design”, e Giuseppe Modica, artista e rappresentante della Nuova Metafisica, autore della mostra “Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare”.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 17:34:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS. Hegel Global 2026 Special - ep. 02</title>
<description><![CDATA[The Cháos editorial team has attended Hegel Global 2026, the 36th International Hegel Congress organized by the International Hegel Society under the scientific direction of Professor Francesca Iannelli. The Congress aims to provide a global view of the contemporary relevance and legacy of Hegelian Philosophy and its worldwide reception. After all, it is embedded in Hegelian Philosophy itself to aspire to the whole, and to believe that separateness must be overcome.

We chose to bring you with us on this journey by interviewing speakers among professors and researchers who contributed to the Congress. This episodes features the interviews of Professor Marco Aurélio Werle, Doctor Francesco Campana, Doctor Mohaddeseh Rabbaninia, Professor Lara Conte, Professor Chiara Magni, Doctor Elena Tripaldi, Doctor Silvia Locatelli, Doctor Gregor Moder, Profesor Alain Patrick Olivier, Professor Paul Kottman, Professor Andreas Arndt, and Professor Francesca Iannelli.

Curated by Carlotta Malafarina, Damiano Magrini, and Melissa Di Nella.

Following are the transcripts and translations for the interviews that were not conducted in Italian:

PROF. MARCO AURELIO WERLE

Es gibt sicherlich Spannungspunkte zwischen Hegels Begriff der Kunst und der Poetik der deutschen Romantik, aber auch gemeinsame Punkte.
Sowohl Hegels Ästhetik als auch die romantische Ästhetik sind Folgen der Entstehung der Ästhetik als Disziplin und der Revolution der kantischen Philosophie. Zuerst die Ästhetik als Disziplin, etwas, das im 18. Jahrhundert erschienen ist, und auch die Revolution, die es in der Philosophie gab, nämlich mit der Philosophie Kants.
Die Frage, die sich aber stellt, ist, wie Hegel und die Romantik die Aufgabe der Ästhetik verstanden haben. Hegel spricht von der Philosophie der schönen Kunst, also etwas, was mehr als Ästhetik als Theorie der Sinnlichkeit bedeutet. Er baute eine Philosophie der Kunst als System auf.
Das Wort Ästhetik als Theorie der Sinnlichkeit wird von Baumgarten und Kant benutzt. Aber Hegel denkt diese Sache einen Schritt weiter und sagt, es wäre wichtig, eine Philosophie der Kunst zu konstruieren.
Und hier ist ein großer Unterschied. Die Romantik arbeitete im Gegenteil das Prinzip der Subjektivität als Ironie aus. Man dachte auch wie Kant, dass in der Ästhetik ein System nicht möglich ist. Hegel verbindet Theorie der Kunst, Geschichte der Kunst und Kritik der Kunst. Hegel versucht, die Kunst integriert zu behandeln. Sehr wichtig ist für Hegel auch das Prinzip der Wirklichkeit, um Kunst zu denken, also das Prinzip des Inhaltes. Diese zwei Wörter, Wirklichkeit, Realität: Die Kunst ist ein Phänomen, das mit der Wirklichkeit zu tun hat. Im Gegenteil dazu denkt die Romantik das Phänomen der Kunst und die Poesie von einem Standpunkt der Imagination aus.
Ich finde, dass Hegels Ästhetik für uns heute noch interessant ist wegen folgender Aspekte. Erstens: Hegel denkt sowohl die Möglichkeiten als auch die Grenzen der Kunst in unserer modernen Welt. Hier kann man das Thema „Das Ende der Kunst” nennen. Das ist nicht das Gleiche wie der Tod der Kunst. Viele sagen „Morte d’arte”, aber das Richtige für Hegel ist „Fin d’arte”. Es bedeutet nicht, dass die Kunst zu Ende gekommen ist, sondern dass sie nicht mehr unser größtes Interesse darstellt.
Ein zweiter wichtiger Punkt ist, dass Hegels Ästhetik eine Inhaltsästhetik ist. Das bedeutet, dass man nach dem Wahrheitsgehalt der Kunst fragen muss. Kunst ist Wahrheit. Und die Frage ist, inwiefern die Wahrheit in der Kunst noch vorkommen kann, ob unsere Wahrheit sich in der Kunst darstellen lässt. Das ist die große Frage. Diese Frage hat auch mit dem Ende der Kunst zu tun. Das sind zwei Punkte, die zusammenkommen.
Es gibt eine indirekte Präsenz von Hegel, nicht direkt. Zum Beispiel haben die Frankfurter Schule, Adorno, und dann die Hermeneutik, sogar Heidegger und Gadamer, hegelianische Motive aufgenommen und in andere Richtungen weitergedacht.

English

There are certainly points of tension between Hegel’s concept of art and the poetics of German Romanticism, but also points in common.
Both Hegel’s aesthetics and Romantic aesthetics are consequences of the emergence of aesthetics as a discipline and of the revolution brought about by Kantian philosophy. First, aesthetics as a discipline, something that appeared in the 18th century, and also the revolution that took place in philosophy, namely with Kant’s philosophy.
The question that arises, however, is how Hegel and Romanticism understood the task of aesthetics. Hegel speaks of the philosophy of fine art, which means something more than aesthetics as a theory of sensibility. He built up a philosophy of art as a system.
The word “aesthetics” as a theory of sensibility is used by Baumgarten and Kant. But Hegel takes this a step further and says that it would be important to construct a philosophy of art.
And here there is a major difference. Romanticism, by contrast, developed the principle of subjectivity as irony. Like Kant, they also thought that a system is not possible in aesthetics. Hegel combines theory of art, history of art and criticism of art. Hegel tries to treat art in an integrated way. For Hegel, the principle of actuality (Wirklichkeit) is also very important for thinking about art, that is, the principle of content. These two words, Wirklichkeit and reality: art is a phenomenon that has to do with actuality. Romanticism, by contrast, thinks of the phenomenon of art and poetry from the standpoint of imagination.
I find that Hegel’s aesthetics is still interesting for us today for the following reasons. First: Hegel thinks about both the possibilities and the limits of art in our modern world. Here one can mention the theme of “the end of art”. This is not the same as the death of art. Many say “morte d’arte”, but the correct term for Hegel is “fin d’arte”. It does not mean that art has come to an end, but that it no longer represents our greatest interest.
A second important point is that Hegel’s is an aesthetics of content. This means that one must ask about the truth content of art. Art is truth. And the question is to what extent truth can still occur in art, whether our truth can be presented in art. That is the great question. This question also has to do with the end of art. These are two points that come together.
There is an indirect presence of Hegel, not a direct one. For example, the Frankfurt School, Adorno, and then hermeneutics, even Heidegger and Gadamer, took up Hegelian motifs and developed them further in other directions.

PROF. LARA CONTE

Questa mostra ha un particolare significato all’interno di questo convegno, perché riunisce il pensiero filosofico e la pratica artistica. Siamo di fronte a opere di Mohaddeseh Rabbaninia, un’artista che ha un percorso proprio che unisce pensiero filosofico, ricerca filosofica con studi su Hegel, e pratica artistica.
Ha lavorato realizzando delle opere relative a figure, a quella costellazione al femminile hegeliana di figure che nel corso degli anni, ma anche a distanza, si sono relazionate e hanno avuto una forte relazione con Hegel, ma che sono state poi dimenticate, marginalizzate dal canone, dalla costruzione del canone patriarcale.
Quindi in questa mostra, proprio a partire da questo ciclo, emergono degli aspetti fondamentali del concetto di mediazione, a partire dall’universo culturale dell’artista, che riunisce tradizioni collegate all’arte iraniana con momenti cruciali dell’arte occidentale, a livello tecnico e a livello concettuale, per ricostruire e mettere in relazione questi due universi attraverso la riemergenza della figura femminile, della soggettività marginalizzata dal canone, dalla storia.
Fondamentali sono due aspetti collegati al suo lavoro. Il primo è l’idea dell’opera come stratificazione, e quindi il collage: l’idea di lavorare con segni, immagini, frammenti di fotografia crea questo senso di stratificazione che definisce quasi materialmente il concetto di un riaffiorare della memoria da quelli che sono proprio gli strati, la stratificazione anche con cui concepiamo l’idea di un archivio.
Dall’altro lato abbiamo un altro tema fondamentale, che è quello dello sguardo velato, lo sguardo che è precluso a queste figure, oppure troviamo figure di schiena. E questo mette in evidenza tutto un aspetto di come lavorare con questo concetto di mediazione per riaffermare una soggettività che è stata marginalizzata in vari contesti, il contesto della cultura islamica così come la cultura occidentale, e riscrivere il destino attraverso questa visione che la pratica artistica rende possibile.

English

This exhibition has a particular significance within this conference, because it brings together philosophical thought and artistic practice. We are looking at works by Mohaddeseh Rabbaninia, an artist whose path combines philosophical thought and philosophical research, including studies on Hegel, with artistic practice.
He has produced works relating to figures, to that Hegelian constellation of women who, over the years, and also at a distance, related to Hegel and had a strong relationship with him, but who were then forgotten and marginalised by the canon, by the construction of the patriarchal canon.
So in this exhibition, starting precisely from this cycle, fundamental aspects of the concept of mediation emerge, beginning with the artist’s cultural universe, which unites traditions linked to Iranian art with crucial moments of Western art, technically and conceptually, in order to reconstruct these two universes and bring them into relation through the re-emergence of the female figure, of subjectivity marginalised by the canon and by history.
Two aspects of his work are fundamental. The first is the idea of the work as stratification, and hence collage: working with signs, images and fragments of photographs creates this sense of layering, which almost materially defines the concept of memory resurfacing from layers, the layering through which we also conceive the idea of an archive.
On the other hand, there is another fundamental theme, that of the veiled gaze, the gaze that is denied to these figures, or else we find figures seen from behind. This highlights an entire aspect of how to work with this concept of mediation in order to reaffirm a subjectivity that has been marginalised in various contexts, in the context of Islamic culture as well as in Western culture, and to rewrite destiny through this vision that artistic practice makes possible.

PROF. CHIARA MAGNI

La mostra è esattamente in prosecuzione con le varie mostre che abbiamo ospitato qua dell’artista Mohaddeseh Rabbaninia. The Art of Mediation presentava alcune delle opere che ritroviamo nella mostra Forgotten Mediations, che però è arricchita anche da una serie di sei figure femminili che hanno fatto parte di un’altra mostra che abbiamo sempre ospitato nel quadro del progetto PRIN, un progetto di ricerca focalizzato sulla costellazione hegeliana del femminile, in cui abbiamo analizzato e raccolto materiale intorno a sei figure che hanno ruotato non solo intorno alla vicenda biografica di Hegel, ma anche alla sua vicenda intellettuale.
Abbiamo raccolto e quindi analizzato queste sei figure da un punto di vista biografico, letterario e artistico. E sono state le figure che l’artista Mohaddeseh Rabbaninia ha poi restituito in forma artistica nei sei quadri che fanno parte della mostra.

English

The exhibition is a direct continuation of the various exhibitions by the artist Mohaddeseh Rabbaninia that we have hosted here. The Art of Mediation presented some of the works that we find again in the exhibition Forgotten Mediations, which is, however, enriched by a series of six female figures that were part of another exhibition we also hosted, within the framework of the PRIN project, a research project focused on the Hegelian constellation of the feminine, in which we analysed and gathered material on six figures who revolved not only around Hegel’s biography but also around his intellectual life.
We gathered and then analysed these six figures from a biographical, literary and artistic point of view. And these were the figures that the artist Mohaddeseh Rabbaninia then rendered in artistic form in the six paintings that are part of the exhibition.]]></description>
<itunes:subtitle>The Cháos editorial team has attended Hegel Global 2026, the 36th International Hegel Congress organized by the International Hegel Society.</itunes:subtitle>
<itunes:summary>The Cháos editorial team has attended Hegel Global 2026, the 36th International Hegel Congress organized by the International Hegel Society under the scientific direction of Professor Francesca Iannelli. The Congress aims to provide a global view of the contemporary relevance and legacy of Hegelian Philosophy and its worldwide reception. After all, it is embedded in Hegelian Philosophy itself to aspire to the whole, and to believe that separateness must be overcome.

We chose to bring you with us on this journey by interviewing speakers among professors and researchers who contributed to the Congress. This episodes features the interviews of Professor Marco Aurélio Werle, Doctor Francesco Campana, Doctor Mohaddeseh Rabbaninia, Professor Lara Conte, Professor Chiara Magni, Doctor Elena Tripaldi, Doctor Silvia Locatelli, Doctor Gregor Moder, Profesor Alain Patrick Olivier, Professor Paul Kottman, Professor Andreas Arndt, and Professor Francesca Iannelli.

Curated by Carlotta Malafarina, Damiano Magrini, and Melissa Di Nella.

Following are the transcripts and translations for the interviews that were not conducted in Italian:

PROF. MARCO AURELIO WERLE

Es gibt sicherlich Spannungspunkte zwischen Hegels Begriff der Kunst und der Poetik der deutschen Romantik, aber auch gemeinsame Punkte.
Sowohl Hegels Ästhetik als auch die romantische Ästhetik sind Folgen der Entstehung der Ästhetik als Disziplin und der Revolution der kantischen Philosophie. Zuerst die Ästhetik als Disziplin, etwas, das im 18. Jahrhundert erschienen ist, und auch die Revolution, die es in der Philosophie gab, nämlich mit der Philosophie Kants.
Die Frage, die sich aber stellt, ist, wie Hegel und die Romantik die Aufgabe der Ästhetik verstanden haben. Hegel spricht von der Philosophie der schönen Kunst, also etwas, was mehr als Ästhetik als Theorie der Sinnlichkeit bedeutet. Er baute eine Philosophie der Kunst als System auf.
Das Wort Ästhetik als Theorie der Sinnlichkeit wird von Baumgarten und Kant benutzt. Aber Hegel denkt diese Sache einen Schritt weiter und sagt, es wäre wichtig, eine Philosophie der Kunst zu konstruieren.
Und hier ist ein großer Unterschied. Die Romantik arbeitete im Gegenteil das Prinzip der Subjektivität als Ironie aus. Man dachte auch wie Kant, dass in der Ästhetik ein System nicht möglich ist. Hegel verbindet Theorie der Kunst, Geschichte der Kunst und Kritik der Kunst. Hegel versucht, die Kunst integriert zu behandeln. Sehr wichtig ist für Hegel auch das Prinzip der Wirklichkeit, um Kunst zu denken, also das Prinzip des Inhaltes. Diese zwei Wörter, Wirklichkeit, Realität: Die Kunst ist ein Phänomen, das mit der Wirklichkeit zu tun hat. Im Gegenteil dazu denkt die Romantik das Phänomen der Kunst und die Poesie von einem Standpunkt der Imagination aus.
Ich finde, dass Hegels Ästhetik für uns heute noch interessant ist wegen folgender Aspekte. Erstens: Hegel denkt sowohl die Möglichkeiten als auch die Grenzen der Kunst in unserer modernen Welt. Hier kann man das Thema „Das Ende der Kunst” nennen. Das ist nicht das Gleiche wie der Tod der Kunst. Viele sagen „Morte d’arte”, aber das Richtige für Hegel ist „Fin d’arte”. Es bedeutet nicht, dass die Kunst zu Ende gekommen ist, sondern dass sie nicht mehr unser größtes Interesse darstellt.
Ein zweiter wichtiger Punkt ist, dass Hegels Ästhetik eine Inhaltsästhetik ist. Das bedeutet, dass man nach dem Wahrheitsgehalt der Kunst fragen muss. Kunst ist Wahrheit. Und die Frage ist, inwiefern die Wahrheit in der Kunst noch vorkommen kann, ob unsere Wahrheit sich in der Kunst darstellen lässt. Das ist die große Frage. Diese Frage hat auch mit dem Ende der Kunst zu tun. Das sind zwei Punkte, die zusammenkommen.
Es gibt eine indirekte Präsenz von Hegel, nicht direkt. Zum Beispiel haben die Frankfurter Schule, Adorno, und dann die Hermeneutik, sogar Heidegger und Gadamer, hegelianische Motive aufgenommen und in andere Richtungen weitergedacht.

English

There are certainly points of tension between Hegel’s concept of art and the poetics of German Romanticism, but also points in common.
Both Hegel’s aesthetics and Romantic aesthetics are consequences of the emergence of aesthetics as a discipline and of the revolution brought about by Kantian philosophy. First, aesthetics as a discipline, something that appeared in the 18th century, and also the revolution that took place in philosophy, namely with Kant’s philosophy.
The question that arises, however, is how Hegel and Romanticism understood the task of aesthetics. Hegel speaks of the philosophy of fine art, which means something more than aesthetics as a theory of sensibility. He built up a philosophy of art as a system.
The word “aesthetics” as a theory of sensibility is used by Baumgarten and Kant. But Hegel takes this a step further and says that it would be important to construct a philosophy of art.
And here there is a major difference. Romanticism, by contrast, developed the principle of subjectivity as irony. Like Kant, they also thought that a system is not possible in aesthetics. Hegel combines theory of art, history of art and criticism of art. Hegel tries to treat art in an integrated way. For Hegel, the principle of actuality (Wirklichkeit) is also very important for thinking about art, that is, the principle of content. These two words, Wirklichkeit and reality: art is a phenomenon that has to do with actuality. Romanticism, by contrast, thinks of the phenomenon of art and poetry from the standpoint of imagination.
I find that Hegel’s aesthetics is still interesting for us today for the following reasons. First: Hegel thinks about both the possibilities and the limits of art in our modern world. Here one can mention the theme of “the end of art”. This is not the same as the death of art. Many say “morte d’arte”, but the correct term for Hegel is “fin d’arte”. It does not mean that art has come to an end, but that it no longer represents our greatest interest.
A second important point is that Hegel’s is an aesthetics of content. This means that one must ask about the truth content of art. Art is truth. And the question is to what extent truth can still occur in art, whether our truth can be presented in art. That is the great question. This question also has to do with the end of art. These are two points that come together.
There is an indirect presence of Hegel, not a direct one. For example, the Frankfurt School, Adorno, and then hermeneutics, even Heidegger and Gadamer, took up Hegelian motifs and developed them further in other directions.

PROF. LARA CONTE

Questa mostra ha un particolare significato all’interno di questo convegno, perché riunisce il pensiero filosofico e la pratica artistica. Siamo di fronte a opere di Mohaddeseh Rabbaninia, un’artista che ha un percorso proprio che unisce pensiero filosofico, ricerca filosofica con studi su Hegel, e pratica artistica.
Ha lavorato realizzando delle opere relative a figure, a quella costellazione al femminile hegeliana di figure che nel corso degli anni, ma anche a distanza, si sono relazionate e hanno avuto una forte relazione con Hegel, ma che sono state poi dimenticate, marginalizzate dal canone, dalla costruzione del canone patriarcale.
Quindi in questa mostra, proprio a partire da questo ciclo, emergono degli aspetti fondamentali del concetto di mediazione, a partire dall’universo culturale dell’artista, che riunisce tradizioni collegate all’arte iraniana con momenti cruciali dell’arte occidentale, a livello tecnico e a livello concettuale, per ricostruire e mettere in relazione questi due universi attraverso la riemergenza della figura femminile, della soggettività marginalizzata dal canone, dalla storia.
Fondamentali sono due aspetti collegati al suo lavoro. Il primo è l’idea dell’opera come stratificazione, e quindi il collage: l’idea di lavorare con segni, immagini, frammenti di fotografia crea questo senso di stratificazione che definisce quasi materialmente il concetto di un riaffiorare della memoria da quelli che sono proprio gli strati, la stratificazione anche con cui concepiamo l’idea di un archivio.
Dall’altro lato abbiamo un altro tema fondamentale, che è quello dello sguardo velato, lo sguardo che è precluso a queste figure, oppure troviamo figure di schiena. E questo mette in evidenza tutto un aspetto di come lavorare con questo concetto di mediazione per riaffermare una soggettività che è stata marginalizzata in vari contesti, il contesto della cultura islamica così come la cultura occidentale, e riscrivere il destino attraverso questa visione che la pratica artistica rende possibile.

English

This exhibition has a particular significance within this conference, because it brings together philosophical thought and artistic practice. We are looking at works by Mohaddeseh Rabbaninia, an artist whose path combines philosophical thought and philosophical research, including studies on Hegel, with artistic practice.
He has produced works relating to figures, to that Hegelian constellation of women who, over the years, and also at a distance, related to Hegel and had a strong relationship with him, but who were then forgotten and marginalised by the canon, by the construction of the patriarchal canon.
So in this exhibition, starting precisely from this cycle, fundamental aspects of the concept of mediation emerge, beginning with the artist’s cultural universe, which unites traditions linked to Iranian art with crucial moments of Western art, technically and conceptually, in order to reconstruct these two universes and bring them into relation through the re-emergence of the female figure, of subjectivity marginalised by the canon and by history.
Two aspects of his work are fundamental. The first is the idea of the work as stratification, and hence collage: working with signs, images and fragments of photographs creates this sense of layering, which almost materially defines the concept of memory resurfacing from layers, the layering through which we also conceive the idea of an archive.
On the other hand, there is another fundamental theme, that of the veiled gaze, the gaze that is denied to these figures, or else we find figures seen from behind. This highlights an entire aspect of how to work with this concept of mediation in order to reaffirm a subjectivity that has been marginalised in various contexts, in the context of Islamic culture as well as in Western culture, and to rewrite destiny through this vision that artistic practice makes possible.

PROF. CHIARA MAGNI

La mostra è esattamente in prosecuzione con le varie mostre che abbiamo ospitato qua dell’artista Mohaddeseh Rabbaninia. The Art of Mediation presentava alcune delle opere che ritroviamo nella mostra Forgotten Mediations, che però è arricchita anche da una serie di sei figure femminili che hanno fatto parte di un’altra mostra che abbiamo sempre ospitato nel quadro del progetto PRIN, un progetto di ricerca focalizzato sulla costellazione hegeliana del femminile, in cui abbiamo analizzato e raccolto materiale intorno a sei figure che hanno ruotato non solo intorno alla vicenda biografica di Hegel, ma anche alla sua vicenda intellettuale.
Abbiamo raccolto e quindi analizzato queste sei figure da un punto di vista biografico, letterario e artistico. E sono state le figure che l’artista Mohaddeseh Rabbaninia ha poi restituito in forma artistica nei sei quadri che fanno parte della mostra.

English

The exhibition is a direct continuation of the various exhibitions by the artist Mohaddeseh Rabbaninia that we have hosted here. The Art of Mediation presented some of the works that we find again in the exhibition Forgotten Mediations, which is, however, enriched by a series of six female figures that were part of another exhibition we also hosted, within the framework of the PRIN project, a research project focused on the Hegelian constellation of the feminine, in which we analysed and gathered material on six figures who revolved not only around Hegel’s biography but also around his intellectual life.
We gathered and then analysed these six figures from a biographical, literary and artistic point of view. And these were the figures that the artist Mohaddeseh Rabbaninia then rendered in artistic form in the six paintings that are part of the exhibition.</itunes:summary>
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<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 17:42:00 +0200</pubDate>
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<item>
<title>CHÁOS. Hegel Global 2026 Special - ep. 01</title>
<description><![CDATA[The Cháos editorial team has attended Hegel Global 2026, the 36th International Hegel Congress organized by the International Hegel Society under the scientific direction of Professor Francesca Iannelli. The Congress aims to provide a global view of the contemporary relevance and legacy of Hegelian Philosophy and its worldwide reception. After all, it is embedded in Hegelian Philosophy itself to aspire to the whole, and to believe that separateness must be overcome.

We chose to bring you with us on this journey by interviewing speakers among professors and researchers who contributed to the Congress. This episodes features the interviews of Magnificent Rector Professor Massimiliano Fiorucci, Professor Luca Aversano, Professor Ruth Hagengruber, Professor Valerio Rocco Lozano, Professor Paul Cobben, Professor Mariana Teixeira, Professor Klaus Vieweg, Professor Paolo D’Angelo, Professor Paolo Vinci, Professor Bruno Haas, Professor Jim Vernon, and Doctor Elena Nardelli.

Curated by Carlotta Malafarina, Damiano Magrini, and Melissa Di Nella.

Following are the transcripts and translations for the interviews that were not conducted in Italian:

PROF. MASSIMILIANO FIORUCCI

La dimensione internazionale è certamente un tema che caratterizza il nostro ateneo, ma un convegno di questa portata su Hegel, che vede tantissimi studiosi da tutto il mondo, è un evento particolarmente prestigioso che ci onora e siamo molto felici di ospitarlo.
Peraltro, ci saranno relatori di altissimo livello, ma questo è anche legato a una grande tradizione italiana sugli studi hegeliani, che va ovviamente da Bertrando Spaventa, Croce, Gentile, fino ad arrivare, in tempi più recenti, a Valerio Verra, che è stato un nostro professore di storia della filosofia, studioso dell’idealismo e studioso di Hegel, che è certamente tra i più importanti.
Le ricezioni hegeliane sono molto differenti nel mondo, però i grandi temi, i grandi studiosi non hanno confini.
Questo è un messaggio importante: il confronto internazionale, il sapere, la ricerca scientifica non ha patrie, è un territorio globale dove si confrontano punti di vista, approcci, tradizioni differenti proprio per innovare. Non c’è, come dire, innovazione senza tradizione, ma le tradizioni debbono anche essere portate avanti, scavalcare i confini e portare a nuove conoscenze.

English

The international dimension is certainly a theme that characterises our university, but a conference of this scope on Hegel, bringing together a great many scholars from all over the world, is a particularly prestigious event that honours us, and we are very happy to host it.
Moreover, there will be speakers of the highest calibre, and this is also linked to a great Italian tradition of Hegel studies, which runs, of course, from Bertrando Spaventa, Croce and Gentile up to, in more recent times, Valerio Verra, who was one of our professors of the history of philosophy, a scholar of idealism and of Hegel, and certainly among the most important.
Receptions of Hegel differ greatly around the world, but the great themes and the great scholars know no borders.
This is an important message: international exchange, knowledge and scientific research have no homelands. They are a global territory where different viewpoints, approaches and traditions meet precisely in order to innovate. There is, so to speak, no innovation without tradition, but traditions must also be carried forward, cross borders and lead to new knowledge.

PROF. LUCA AVERSANO

Si tratta di un’iniziativa planetaria, recita il titolo stesso del convegno. Sono venuti qui a Roma tanti studiosi e studiose provenienti da tutti i paesi del mondo su temi che sono anch’essi disciplinari e veramente anche attuali e interculturali, che toccano quindi anche diversi ambiti della civiltà stessa e dei vari orientamenti politici, estetici, artistici, anche della contemporaneità.
Siamo felicissimi di aprire in pratica l’anno accademico, a questo punto 2026-2027, con questa conferenza, questo congresso che fa un focus sulla filosofia come strumento anche di comprensione del presente.
Hegel è stato anche un grande interprete del rapporto tra il pensiero e la musica, e dunque penso che siano due discipline apparentate da sempre. Tant’è vero che i greci stessi facevano della musica uno dei primi strumenti della filosofia. Pitagora incarna una figura di confine tra l’ambito dello studio della musica pratica e la musica come scienza filosofica.

English

This is a planetary initiative, as the title of the conference itself says. Scholars from all over the world have come here to Rome to address themes that are both disciplinary and truly topical and intercultural, touching on various spheres of civilization itself and on the various political, aesthetic and artistic orientations of the contemporary world.
We are delighted to open the academic year, 2026–2027 at this point, with this conference, this congress, which focuses on philosophy as a tool for understanding the present as well.
Hegel was also a great interpreter of the relationship between thought and music, and so I think the two disciplines have always been related. Indeed, the Greeks themselves made music one of the first instruments of philosophy. Pythagoras embodies a borderline figure between the study of practical music and music as a philosophical science.

PROF. PAOLO VINCI

Le radici sono nella filosofia di Croce e di Gentile, che hanno inciso molto sulla cultura italiana in generale. Però io sottolineerei in particolare, nel secondo dopoguerra, la presenza anche di studiosi di Marx che hanno alimentato, nel tentativo di coniugare Hegel e Marx, un’interpretazione che possiamo definire non strettamente metafisica di Hegel, ma di un Hegel interessato soprattutto a comprendere il proprio tempo nel pensiero. Un autore, quindi, tutt’altro che superato, ma capace di illuminarci su quello che forse è il nostro problema fondamentale: il rapporto tra il diritto di ognuno, come dice Hegel, al dispiegamento infinito di se stesso, cioè quindi alla libertà, e nello stesso tempo la ricerca di un legame sociale, di un momento di unità per superare quella che Kant chiamava l’insocievole socievolezza: lo stare insieme, ma sempre in una dinamica soltanto conflittuale e del perseguimento dei propri interessi.
L’approccio di Valentini è stato molto importante su due piani. Sul piano metodologico, quello che poi forse io ho seguito di più, ci ha insegnato a leggere Hegel, che è una cosa tutt’altro che banale, perché il linguaggio hegeliano a mio avviso è molto ricco e profondo, però è anche particolarmente difficile. Sul piano metodologico, dunque, questa accuratezza nei confronti del linguaggio, dei singoli termini, proprio della struttura della scrittura hegeliana, che tra l’altro è un tema anche molto, molto dibattuto. E invece, sul piano dei contenuti, Valentini legge Hegel non come il filosofo dell’assoluto, ma come un filosofo che interpreta l’assoluto come il risultato della tradizione occidentale, dai Greci fino ai tempi di Hegel.
Su Verra ho avuto anche dei rapporti personali molto simpatici e felici. Verra mi chiamò a casa sua dicendo come mai io facessi carriera così lentamente, e mi dette quindi dei buoni consigli. Poi organizzammo insieme, sotto la sua regia, nel 1994, un convegno internazionale al Goethe-Institut di Roma in cui vennero, a rileggerlo adesso fa quasi impressione, i più grandi studiosi europei di Hegel, da Pöggeler a Chiereghin, a Bourgeois, a Sandkühler, Siep…
Siccome Hegel negli ultimi vent’anni almeno è particolarmente presente anche nel mondo anglosassone, penso ad autori come Pippin e Brandom, questa spinta internazionalista, che mi sembra confermata, no?, da questo convegno, si è perfettamente affermata.

English

The roots lie in the philosophy of Croce and Gentile, which had a great influence on Italian culture in general. But I would particularly stress, in the post-war period, the presence of Marx scholars who, in the attempt to combine Hegel and Marx, fostered an interpretation of Hegel that we might call not strictly metaphysical: a Hegel interested above all in grasping his own time in thought. He is therefore an author who is anything but outdated, and who can illuminate what is perhaps our fundamental problem: the relationship between everyone’s right, as Hegel puts it, to the infinite unfolding of themselves, that is, to freedom, and at the same time the search for a social bond, for a moment of unity capable of overcoming what Kant called “unsocial sociability”: living together, but always within a purely conflictual dynamic of pursuing one’s own interests.
Valentini’s approach was very important on two levels. On the methodological level, which is perhaps what I followed most, he taught us how to read Hegel, which is anything but trivial, because in my view Hegelian language is very rich and profound, but also particularly difficult. So, methodologically, there is this accuracy with regard to language, to individual terms, to the very structure of Hegel’s writing, which is, incidentally, also a much-debated topic. On the level of content, Valentini reads Hegel not as the philosopher of the absolute, but as a philosopher who interprets the absolute as the result of the Western tradition, from the Greeks up to Hegel’s own time.
I also had very pleasant and happy personal dealings with Verra. He called me to his home, asking why my career was advancing so slowly, and gave me some good advice. Then, under his direction, we organised together in 1994 an international conference at the Goethe-Institut in Rome, which brought together, and it is almost striking to look back on it now, the greatest European Hegel scholars, from Pöggeler to Chieregin, to Bourgeois, to Sandkühler, Siep…
Since Hegel has been particularly present in the Anglo-Saxon world for at least the last twenty years, I am thinking of authors such as Pippin and Brandom, this internationalist drive, which seems to me confirmed by this conference, has firmly established itself.

PROF. BRUNO HAAS

Alle volte sembra strano che uno rilegga un filosofo che ha 200 anni, no? E si legge ancora, si fanno convegni. E nel nostro caso è forse ancora più strano, perché noi usiamo Hegel per sviluppare un approccio nuovo, recente, che ha un po’ di tradizione, già c’è, però sostanzialmente nuovo, di analisi degli oggetti singolari: un pezzo di musica, una pittura, un poema, che sono sempre oggetti singolari.
E ci sono problemi logici. Se uno fa scienze naturali, si vuole sapere come funziona l’oro, ma l’oro è sempre un oggetto singolare; però se tu prendi un pezzo d’oro o un altro, sarà la stessa cosa. Invece da noi un pezzo di musica o un altro non si può trattare in modo uguale: cambia sempre.
E così da noi l’universalizzazione, la generalizzazione, la formazione di una teoria sembra esclusa dall’inizio. E molto spesso si dice: «È roba soggettiva. È l’impressione personale, basta». Noi non pensiamo che sia così. L’analisi degli oggetti singolari, artistici, pone dei problemi logici veramente massicci. Si è sempre sentito che non va oggettivizzato, non è oggettivo, rimane soggettivo. È un problema di fondo. Non è che siano stupidi, ma non ci si riesce, perché c’è proprio un problema logico.
E per un problema di questo tipo molto spesso vale la pena rivolgersi a qualche grande filosofo. Poi dovete sapere, un filosofo è un evento non solo nella filosofia, ma anche nella lingua, nella storia della lingua. La lingua tedesca, dopo l’intervento di Hegel, è cambiata. E questo evento delle lingue, io lo dico sempre, è anche una grazia: arriva una persona che concentra, in un certo senso, anche una cosa che è stata elaborata da altri; anche lui non sta da solo. Però se arriva il professore di filosofia, lui la riproduce, la introduce, ma non fa evento nella filosofia, ovviamente.
Dunque il nostro approccio non è del tipo carriera, in cui uno va scegliendo due o tre pezzi che gli piacciono. È un cantiere che io sto facendo da oltre trent’anni, con lettura della Logica, dell’Estetica, dell’Enciclopedia. Ho studiato, commentato per veramente capire come funziona questo pensiero, e più si entra dentro e più può essere usato. Prende più tempo, è molto massiccio, ma alla fine si impara un mestiere. E io non mi interesso molto delle apprezzazioni personali di Hegel: quello che mi interessa è il metodo, la logica che c’è dietro, che io uso con altri oggetti. Si torna a questo testo, ma sempre con problemi attuali in testa, e così il testo reagisce e alla fine si costruisce una cosa nuova.

English

It sometimes seems strange that someone should reread a philosopher who is 200 years old, doesn’t it? And he is still read, and conferences are held. In our case it is perhaps even stranger, because we use Hegel to develop a new, recent approach, which has some tradition behind it, it already exists, but is substantially new: the analysis of singular objects. A piece of music, a painting, a poem are always singular objects.
And there are logical problems. If you work in the natural sciences, you want to know how gold works, but gold is always a singular object; yet if you take one piece of gold or another, it will be the same thing. In our field, by contrast, one piece of music and another cannot be treated in the same way: it always changes.
And so, in our field, universalisation, generalisation and the formation of a theory seem excluded from the outset. Very often people say: “It’s subjective stuff. It’s personal impression, that’s all.” We don’t think that is so. The analysis of singular, artistic objects poses truly massive logical problems. People have always felt that it cannot be objectivised, that it is not objective, that it remains subjective. It is a fundamental problem. It is not that these people are stupid, but they don’t manage to do it, because there is a genuine logical problem.
And with a problem of this kind it is often worth turning to some great philosopher. Then, you should know that a philosopher is an event not only in philosophy but also in language, in the history of a language. The German language changed after Hegel’s intervention. And this event in languages, as I always say, is also a kind of grace: a person arrives who in a certain sense concentrates something that has also been worked out by others; he is not alone either. But if a professor of philosophy arrives, he reproduces it, introduces it, but obviously does not make an event in philosophy.
So our approach is not of the careerist type, where one goes about picking two or three pieces one likes. It is a long-running project that I have been carrying out for over thirty years, reading the Logic, the Aesthetics, the Encyclopaedia. I have studied and commented in order to truly understand how this thinking works, and the deeper you go in, the more it can be used. It takes more time and is very massive, but in the end you learn a craft. And I am not very interested in personal appreciations of Hegel: what interests me is the method, the logic behind it, which I use with other objects. We return to this text, but always with current problems in mind, and so the text reacts and in the end something new is built.]]></description>
<itunes:subtitle>The Cháos editorial team has attended Hegel Global 2026, the 36th International Hegel Congress organized by the International Hegel Society.</itunes:subtitle>
<itunes:summary>The Cháos editorial team has attended Hegel Global 2026, the 36th International Hegel Congress organized by the International Hegel Society under the scientific direction of Professor Francesca Iannelli. The Congress aims to provide a global view of the contemporary relevance and legacy of Hegelian Philosophy and its worldwide reception. After all, it is embedded in Hegelian Philosophy itself to aspire to the whole, and to believe that separateness must be overcome.

We chose to bring you with us on this journey by interviewing speakers among professors and researchers who contributed to the Congress. This episodes features the interviews of Magnificent Rector Professor Massimiliano Fiorucci, Professor Luca Aversano, Professor Ruth Hagengruber, Professor Valerio Rocco Lozano, Professor Paul Cobben, Professor Mariana Teixeira, Professor Klaus Vieweg, Professor Paolo D’Angelo, Professor Paolo Vinci, Professor Bruno Haas, Professor Jim Vernon, and Doctor Elena Nardelli.

Curated by Carlotta Malafarina, Damiano Magrini, and Melissa Di Nella.

Following are the transcripts and translations for the interviews that were not conducted in Italian:

PROF. MASSIMILIANO FIORUCCI

La dimensione internazionale è certamente un tema che caratterizza il nostro ateneo, ma un convegno di questa portata su Hegel, che vede tantissimi studiosi da tutto il mondo, è un evento particolarmente prestigioso che ci onora e siamo molto felici di ospitarlo.
Peraltro, ci saranno relatori di altissimo livello, ma questo è anche legato a una grande tradizione italiana sugli studi hegeliani, che va ovviamente da Bertrando Spaventa, Croce, Gentile, fino ad arrivare, in tempi più recenti, a Valerio Verra, che è stato un nostro professore di storia della filosofia, studioso dell’idealismo e studioso di Hegel, che è certamente tra i più importanti.
Le ricezioni hegeliane sono molto differenti nel mondo, però i grandi temi, i grandi studiosi non hanno confini.
Questo è un messaggio importante: il confronto internazionale, il sapere, la ricerca scientifica non ha patrie, è un territorio globale dove si confrontano punti di vista, approcci, tradizioni differenti proprio per innovare. Non c’è, come dire, innovazione senza tradizione, ma le tradizioni debbono anche essere portate avanti, scavalcare i confini e portare a nuove conoscenze.

English

The international dimension is certainly a theme that characterises our university, but a conference of this scope on Hegel, bringing together a great many scholars from all over the world, is a particularly prestigious event that honours us, and we are very happy to host it.
Moreover, there will be speakers of the highest calibre, and this is also linked to a great Italian tradition of Hegel studies, which runs, of course, from Bertrando Spaventa, Croce and Gentile up to, in more recent times, Valerio Verra, who was one of our professors of the history of philosophy, a scholar of idealism and of Hegel, and certainly among the most important.
Receptions of Hegel differ greatly around the world, but the great themes and the great scholars know no borders.
This is an important message: international exchange, knowledge and scientific research have no homelands. They are a global territory where different viewpoints, approaches and traditions meet precisely in order to innovate. There is, so to speak, no innovation without tradition, but traditions must also be carried forward, cross borders and lead to new knowledge.

PROF. LUCA AVERSANO

Si tratta di un’iniziativa planetaria, recita il titolo stesso del convegno. Sono venuti qui a Roma tanti studiosi e studiose provenienti da tutti i paesi del mondo su temi che sono anch’essi disciplinari e veramente anche attuali e interculturali, che toccano quindi anche diversi ambiti della civiltà stessa e dei vari orientamenti politici, estetici, artistici, anche della contemporaneità.
Siamo felicissimi di aprire in pratica l’anno accademico, a questo punto 2026-2027, con questa conferenza, questo congresso che fa un focus sulla filosofia come strumento anche di comprensione del presente.
Hegel è stato anche un grande interprete del rapporto tra il pensiero e la musica, e dunque penso che siano due discipline apparentate da sempre. Tant’è vero che i greci stessi facevano della musica uno dei primi strumenti della filosofia. Pitagora incarna una figura di confine tra l’ambito dello studio della musica pratica e la musica come scienza filosofica.

English

This is a planetary initiative, as the title of the conference itself says. Scholars from all over the world have come here to Rome to address themes that are both disciplinary and truly topical and intercultural, touching on various spheres of civilization itself and on the various political, aesthetic and artistic orientations of the contemporary world.
We are delighted to open the academic year, 2026–2027 at this point, with this conference, this congress, which focuses on philosophy as a tool for understanding the present as well.
Hegel was also a great interpreter of the relationship between thought and music, and so I think the two disciplines have always been related. Indeed, the Greeks themselves made music one of the first instruments of philosophy. Pythagoras embodies a borderline figure between the study of practical music and music as a philosophical science.

PROF. PAOLO VINCI

Le radici sono nella filosofia di Croce e di Gentile, che hanno inciso molto sulla cultura italiana in generale. Però io sottolineerei in particolare, nel secondo dopoguerra, la presenza anche di studiosi di Marx che hanno alimentato, nel tentativo di coniugare Hegel e Marx, un’interpretazione che possiamo definire non strettamente metafisica di Hegel, ma di un Hegel interessato soprattutto a comprendere il proprio tempo nel pensiero. Un autore, quindi, tutt’altro che superato, ma capace di illuminarci su quello che forse è il nostro problema fondamentale: il rapporto tra il diritto di ognuno, come dice Hegel, al dispiegamento infinito di se stesso, cioè quindi alla libertà, e nello stesso tempo la ricerca di un legame sociale, di un momento di unità per superare quella che Kant chiamava l’insocievole socievolezza: lo stare insieme, ma sempre in una dinamica soltanto conflittuale e del perseguimento dei propri interessi.
L’approccio di Valentini è stato molto importante su due piani. Sul piano metodologico, quello che poi forse io ho seguito di più, ci ha insegnato a leggere Hegel, che è una cosa tutt’altro che banale, perché il linguaggio hegeliano a mio avviso è molto ricco e profondo, però è anche particolarmente difficile. Sul piano metodologico, dunque, questa accuratezza nei confronti del linguaggio, dei singoli termini, proprio della struttura della scrittura hegeliana, che tra l’altro è un tema anche molto, molto dibattuto. E invece, sul piano dei contenuti, Valentini legge Hegel non come il filosofo dell’assoluto, ma come un filosofo che interpreta l’assoluto come il risultato della tradizione occidentale, dai Greci fino ai tempi di Hegel.
Su Verra ho avuto anche dei rapporti personali molto simpatici e felici. Verra mi chiamò a casa sua dicendo come mai io facessi carriera così lentamente, e mi dette quindi dei buoni consigli. Poi organizzammo insieme, sotto la sua regia, nel 1994, un convegno internazionale al Goethe-Institut di Roma in cui vennero, a rileggerlo adesso fa quasi impressione, i più grandi studiosi europei di Hegel, da Pöggeler a Chiereghin, a Bourgeois, a Sandkühler, Siep…
Siccome Hegel negli ultimi vent’anni almeno è particolarmente presente anche nel mondo anglosassone, penso ad autori come Pippin e Brandom, questa spinta internazionalista, che mi sembra confermata, no?, da questo convegno, si è perfettamente affermata.

English

The roots lie in the philosophy of Croce and Gentile, which had a great influence on Italian culture in general. But I would particularly stress, in the post-war period, the presence of Marx scholars who, in the attempt to combine Hegel and Marx, fostered an interpretation of Hegel that we might call not strictly metaphysical: a Hegel interested above all in grasping his own time in thought. He is therefore an author who is anything but outdated, and who can illuminate what is perhaps our fundamental problem: the relationship between everyone’s right, as Hegel puts it, to the infinite unfolding of themselves, that is, to freedom, and at the same time the search for a social bond, for a moment of unity capable of overcoming what Kant called “unsocial sociability”: living together, but always within a purely conflictual dynamic of pursuing one’s own interests.
Valentini’s approach was very important on two levels. On the methodological level, which is perhaps what I followed most, he taught us how to read Hegel, which is anything but trivial, because in my view Hegelian language is very rich and profound, but also particularly difficult. So, methodologically, there is this accuracy with regard to language, to individual terms, to the very structure of Hegel’s writing, which is, incidentally, also a much-debated topic. On the level of content, Valentini reads Hegel not as the philosopher of the absolute, but as a philosopher who interprets the absolute as the result of the Western tradition, from the Greeks up to Hegel’s own time.
I also had very pleasant and happy personal dealings with Verra. He called me to his home, asking why my career was advancing so slowly, and gave me some good advice. Then, under his direction, we organised together in 1994 an international conference at the Goethe-Institut in Rome, which brought together, and it is almost striking to look back on it now, the greatest European Hegel scholars, from Pöggeler to Chieregin, to Bourgeois, to Sandkühler, Siep…
Since Hegel has been particularly present in the Anglo-Saxon world for at least the last twenty years, I am thinking of authors such as Pippin and Brandom, this internationalist drive, which seems to me confirmed by this conference, has firmly established itself.

PROF. BRUNO HAAS

Alle volte sembra strano che uno rilegga un filosofo che ha 200 anni, no? E si legge ancora, si fanno convegni. E nel nostro caso è forse ancora più strano, perché noi usiamo Hegel per sviluppare un approccio nuovo, recente, che ha un po’ di tradizione, già c’è, però sostanzialmente nuovo, di analisi degli oggetti singolari: un pezzo di musica, una pittura, un poema, che sono sempre oggetti singolari.
E ci sono problemi logici. Se uno fa scienze naturali, si vuole sapere come funziona l’oro, ma l’oro è sempre un oggetto singolare; però se tu prendi un pezzo d’oro o un altro, sarà la stessa cosa. Invece da noi un pezzo di musica o un altro non si può trattare in modo uguale: cambia sempre.
E così da noi l’universalizzazione, la generalizzazione, la formazione di una teoria sembra esclusa dall’inizio. E molto spesso si dice: «È roba soggettiva. È l’impressione personale, basta». Noi non pensiamo che sia così. L’analisi degli oggetti singolari, artistici, pone dei problemi logici veramente massicci. Si è sempre sentito che non va oggettivizzato, non è oggettivo, rimane soggettivo. È un problema di fondo. Non è che siano stupidi, ma non ci si riesce, perché c’è proprio un problema logico.
E per un problema di questo tipo molto spesso vale la pena rivolgersi a qualche grande filosofo. Poi dovete sapere, un filosofo è un evento non solo nella filosofia, ma anche nella lingua, nella storia della lingua. La lingua tedesca, dopo l’intervento di Hegel, è cambiata. E questo evento delle lingue, io lo dico sempre, è anche una grazia: arriva una persona che concentra, in un certo senso, anche una cosa che è stata elaborata da altri; anche lui non sta da solo. Però se arriva il professore di filosofia, lui la riproduce, la introduce, ma non fa evento nella filosofia, ovviamente.
Dunque il nostro approccio non è del tipo carriera, in cui uno va scegliendo due o tre pezzi che gli piacciono. È un cantiere che io sto facendo da oltre trent’anni, con lettura della Logica, dell’Estetica, dell’Enciclopedia. Ho studiato, commentato per veramente capire come funziona questo pensiero, e più si entra dentro e più può essere usato. Prende più tempo, è molto massiccio, ma alla fine si impara un mestiere. E io non mi interesso molto delle apprezzazioni personali di Hegel: quello che mi interessa è il metodo, la logica che c’è dietro, che io uso con altri oggetti. Si torna a questo testo, ma sempre con problemi attuali in testa, e così il testo reagisce e alla fine si costruisce una cosa nuova.

English

It sometimes seems strange that someone should reread a philosopher who is 200 years old, doesn’t it? And he is still read, and conferences are held. In our case it is perhaps even stranger, because we use Hegel to develop a new, recent approach, which has some tradition behind it, it already exists, but is substantially new: the analysis of singular objects. A piece of music, a painting, a poem are always singular objects.
And there are logical problems. If you work in the natural sciences, you want to know how gold works, but gold is always a singular object; yet if you take one piece of gold or another, it will be the same thing. In our field, by contrast, one piece of music and another cannot be treated in the same way: it always changes.
And so, in our field, universalisation, generalisation and the formation of a theory seem excluded from the outset. Very often people say: “It’s subjective stuff. It’s personal impression, that’s all.” We don’t think that is so. The analysis of singular, artistic objects poses truly massive logical problems. People have always felt that it cannot be objectivised, that it is not objective, that it remains subjective. It is a fundamental problem. It is not that these people are stupid, but they don’t manage to do it, because there is a genuine logical problem.
And with a problem of this kind it is often worth turning to some great philosopher. Then, you should know that a philosopher is an event not only in philosophy but also in language, in the history of a language. The German language changed after Hegel’s intervention. And this event in languages, as I always say, is also a kind of grace: a person arrives who in a certain sense concentrates something that has also been worked out by others; he is not alone either. But if a professor of philosophy arrives, he reproduces it, introduces it, but obviously does not make an event in philosophy.
So our approach is not of the careerist type, where one goes about picking two or three pieces one likes. It is a long-running project that I have been carrying out for over thirty years, reading the Logic, the Aesthetics, the Encyclopaedia. I have studied and commented in order to truly understand how this thinking works, and the deeper you go in, the more it can be used. It takes more time and is very massive, but in the end you learn a craft. And I am not very interested in personal appreciations of Hegel: what interests me is the method, the logic behind it, which I use with other objects. We return to this text, but always with current problems in mind, and so the text reacts and in the end something new is built.</itunes:summary>
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<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 17:01:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS. Epochè in space: Esperienza, scienza e coscienza da Husserl a Paolo Monti</title>
<description><![CDATA[Cosa arriva alla nostra coscienza quando osserviamo qualcosa? Dove dobbiamo cercare l’essenza, il senso? In questa ultima puntata, l’ultima della prima stagione di Cháos, Carlotta e Damiano ci portano a bottega da Edmund Husserl e lo mettono in dialogo con la mostra “Money in Space” ospitata dal Mattatoio di Roma.

Intervengono Paolo Monti “37788”, l’artista, e Ada Lombardi, la curatrice.]]></description>
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<itunes:summary>Cosa arriva alla nostra coscienza quando osserviamo qualcosa? Dove dobbiamo cercare l’essenza, il senso? In questa ultima puntata, l’ultima della prima stagione di Cháos, Carlotta e Damiano ci portano a bottega da Edmund Husserl e lo mettono in dialogo con la mostra “Money in Space” ospitata dal Mattatoio di Roma.

Intervengono Paolo Monti “37788”, l’artista, e Ada Lombardi, la curatrice.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 19:44:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS . Cháos incontra Cháos: alla scoperta del Novecento deleuziano</title>
<description><![CDATA[Da dove nasce il pensiero? Come è (dis)organizzata la realtà? Nella puntata di oggi, Alisia e Carlotta ci parlano della filosofia di Deleuze: una filosofia che nasce da un’urgenza, qualcosa di forte.

Con noi la professoressa Daniela Angelucci, docente di Estetica a Roma Tre, che ci accompagna in questo percorso.]]></description>
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<itunes:summary>Da dove nasce il pensiero? Come è (dis)organizzata la realtà? Nella puntata di oggi, Alisia e Carlotta ci parlano della filosofia di Deleuze: una filosofia che nasce da un’urgenza, qualcosa di forte.

Con noi la professoressa Daniela Angelucci, docente di Estetica a Roma Tre, che ci accompagna in questo percorso.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 17:57:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS. Soggetti d’azione: Da Judith Butler all’Archeologia del Mostruoso Queer</title>
<description><![CDATA[La nostra identità è fissa o in movimento? “Genere” è un nome o un verbo? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Vincenzo ci parlano della filosofia ‘queer’ di Judith Butler, tra identità e controllo. 

Sono con noi Livia Occhigrossi e Manuela Radice, curatrici della mostra “Archeologia del Mostruoso Queer” che è stata ospitata dal Malo Glitter Bar a Roma.]]></description>
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<itunes:summary>La nostra identità è fissa o in movimento? “Genere” è un nome o un verbo? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Vincenzo ci parlano della filosofia ‘queer’ di Judith Butler, tra identità e controllo. 

Sono con noi Livia Occhigrossi e Manuela Radice, curatrici della mostra “Archeologia del Mostruoso Queer” che è stata ospitata dal Malo Glitter Bar a Roma.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 17:55:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS.  Filosofia del giardino: A spasso tra esistenza e cultura con Montaigne e Alberta Campitelli</title>
<description><![CDATA[Come possiamo diventare “giardinieri” dell’arte? Nella puntata di oggi, Carlotta e Damiano ci portano per mano dalla Francia del ’500 ai nostri giorni—e i nostri spazi—in un percorso più “organico” che mai. In collegamento la dott.ssa Alberta Campitelli, storica dell’arte con grande esperienza nella cura di ville e parchi storici.]]></description>
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<itunes:summary>Come possiamo diventare “giardinieri” dell’arte? Nella puntata di oggi, Carlotta e Damiano ci portano per mano dalla Francia del ’500 ai nostri giorni—e i nostri spazi—in un percorso più “organico” che mai. In collegamento la dott.ssa Alberta Campitelli, storica dell’arte con grande esperienza nella cura di ville e parchi storici.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 18:00:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS. Individualità e conformismo: Dalla critica debordiana agli “esercizi” di Federica Luzzi e Naoya Takahara</title>
<description><![CDATA[Cosa significa essere sé stessi in una società che ci spinge continuamente a conformarci? Nella puntata di oggi, Carlotta e Melissa partono dalla critica della “società dello spettacolo” elaborata da Guy Debord e ci parlano di alienazione e costruzione dell’identità nell’epoca dei social media.

Sono con noi il curatore Giuseppe Garrera e gli artisti Federica Luzzi e Naoya Takahara, autori della mostra bipersonale “Esercizi per essere come gli altri” ospitata dal Mattatoio, per parlare di vulnerabilità, appartenenza e ruolo dell’arte come spazio di resistenza al conformismo.]]></description>
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<itunes:summary>Cosa significa essere sé stessi in una società che ci spinge continuamente a conformarci? Nella puntata di oggi, Carlotta e Melissa partono dalla critica della “società dello spettacolo” elaborata da Guy Debord e ci parlano di alienazione e costruzione dell’identità nell’epoca dei social media.

Sono con noi il curatore Giuseppe Garrera e gli artisti Federica Luzzi e Naoya Takahara, autori della mostra bipersonale “Esercizi per essere come gli altri” ospitata dal Mattatoio, per parlare di vulnerabilità, appartenenza e ruolo dell’arte come spazio di resistenza al conformismo.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 17:46:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS. L’arte al pubblico: Divulgare la cultura da John Dewey a Giulia Silvia Ghia</title>
<description><![CDATA[“Ma a cosa serve davvero la cultura?”: è una domanda che, in modi diversi, ci siamo posti un po’ tutti. Nella puntata di oggi, Carlotta e Damiano provano a darci una risposta convincente, partendo dall’approccio pragmatico di John Dewey, filosofo e pedagogista statunitense, fino ad arrivare a cosa significa divulgare la cultura oggi e, soprattutto, coinvolgere la nostra generazione.

È con noi la dottoressa Giulia Silvia Ghia, dal 2021 assessora alla cultura, alla scuola, allo sporte e alle politiche giovanili del Municipio I di Roma, cuore pulsante della cultura e dell’eredità storica della Capitale.]]></description>
<itunes:subtitle>“Ma a cosa serve davvero la cultura?”: è una doma…</itunes:subtitle>
<itunes:summary>“Ma a cosa serve davvero la cultura?”: è una domanda che, in modi diversi, ci siamo posti un po’ tutti. Nella puntata di oggi, Carlotta e Damiano provano a darci una risposta convincente, partendo dall’approccio pragmatico di John Dewey, filosofo e pedagogista statunitense, fino ad arrivare a cosa significa divulgare la cultura oggi e, soprattutto, coinvolgere la nostra generazione.

È con noi la dottoressa Giulia Silvia Ghia, dal 2021 assessora alla cultura, alla scuola, allo sporte e alle politiche giovanili del Municipio I di Roma, cuore pulsante della cultura e dell’eredità storica della Capitale.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 25 May 2026 18:15:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS. Il frammento e l’onda: dialoghi tra Lyotard e Hokusai</title>
<description><![CDATA[Cos’è il sublime? Cosa accade quando l’immagine supera ciò che possiamo comprendere?

In questa nuova puntata, Carlotta e Alisia ci guidano in un percorso che fa incontrare l’Oriente di Hokusai con l’Occidente di Jean-François Lyotard. A Palazzo Bonaparte arriva per la prima volta una grande mostra dedicata a Hokusai, il maestro che ha trasformato l’onda in visione e il paesaggio in esperienza dell’infinito. Per Lyotard, il sublime nasce proprio da questa tensione: dal tentativo di rappresentare ciò che eccede ogni rappresentazione.

Interviene la direttrice scientifica, la dottoressa Francesca Villanti.]]></description>
<itunes:subtitle>Cos’è il sublime? Cosa accade quando l’immagine s…</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Cos’è il sublime? Cosa accade quando l’immagine supera ciò che possiamo comprendere?

In questa nuova puntata, Carlotta e Alisia ci guidano in un percorso che fa incontrare l’Oriente di Hokusai con l’Occidente di Jean-François Lyotard. A Palazzo Bonaparte arriva per la prima volta una grande mostra dedicata a Hokusai, il maestro che ha trasformato l’onda in visione e il paesaggio in esperienza dell’infinito. Per Lyotard, il sublime nasce proprio da questa tensione: dal tentativo di rappresentare ciò che eccede ogni rappresentazione.

Interviene la direttrice scientifica, la dottoressa Francesca Villanti.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 18 May 2026 17:44:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS. Joie de Vivre: Poetica e filosofia della vita da Cartesio a Paolo Cazzella</title>
<description><![CDATA[Siamo anima o corpo? Pensiero o materia? La gioia di vivere la vediamo nell’arte che è o che si fa? Nella puntata di oggi, Carlotta e Damiano ci guidano in un percorso tra dualismo e tentativi di ricomporre un binomio centenario tra spirito e corporeità.

Interviene Paolo Cazzella, pittore romano e poeta della “Joie de Vivre”, che nel Carnevale del 2026 ha operato dal vivo, nel Palazzo dell’Anagrafe, una rilettura dell’opera di Orfeo Tamburi.]]></description>
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<itunes:summary>Siamo anima o corpo? Pensiero o materia? La gioia di vivere la vediamo nell’arte che è o che si fa? Nella puntata di oggi, Carlotta e Damiano ci guidano in un percorso tra dualismo e tentativi di ricomporre un binomio centenario tra spirito e corporeità.

Interviene Paolo Cazzella, pittore romano e poeta della “Joie de Vivre”, che nel Carnevale del 2026 ha operato dal vivo, nel Palazzo dell’Anagrafe, una rilettura dell’opera di Orfeo Tamburi.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 11 May 2026 17:42:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS. Libertà e resistenza: Il MAN incontra Foucault e “Il capitale che cresce”</title>
<description><![CDATA[Come si insinua il potere nei nostri corpi e nelle nostre storie? In che senso possiamo parlare di “biopolitica”?

Tra potere, resistenza e desiderio di libertà, Carlotta e Melissa ci accompagnano tra prigioni, viaggi e trasformazioni, dallo strutturalismo di Michel Foucault alla mostra “Il capitale che cresce” di Monica Biancardi, ospitata dal Museo d’Arte della Provincia di Nuoro e fruibile fino al 14 giugno.

Interviene l’artista.]]></description>
<itunes:subtitle>Come si insinua il potere nei nostri corpi e nel…</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Come si insinua il potere nei nostri corpi e nelle nostre storie? In che senso possiamo parlare di “biopolitica”?

Tra potere, resistenza e desiderio di libertà, Carlotta e Melissa ci accompagnano tra prigioni, viaggi e trasformazioni, dallo strutturalismo di Michel Foucault alla mostra “Il capitale che cresce” di Monica Biancardi, ospitata dal Museo d’Arte della Provincia di Nuoro e fruibile fino al 14 giugno.

Interviene l’artista.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 04 May 2026 17:54:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Da Vienna a Roma: sulle tracce degli Asburgo con Karl Popper</title>
<description><![CDATA[Che cos’è una verità scientifica? Possiamo fidarci di ciò che non viene mai messo in discussione? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Vincenzo ci portano dalla Vienna degli Asburgo alla Roma di oggi passando per Karl Popper, intrecciando filosofia e arte tra verità e falsificabilità, fino alla mostra a Palazzo Cipolla. Interviene il dottor Stefano Zuffi, storico dell’arte.]]></description>
<itunes:subtitle>Che cos’è una verità scientifica? Possiamo fidarc…</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Che cos’è una verità scientifica? Possiamo fidarci di ciò che non viene mai messo in discussione? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Vincenzo ci portano dalla Vienna degli Asburgo alla Roma di oggi passando per Karl Popper, intrecciando filosofia e arte tra verità e falsificabilità, fino alla mostra a Palazzo Cipolla. Interviene il dottor Stefano Zuffi, storico dell’arte.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 17:55:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Etica e I.A.: Filosofia pratica dell’intelligenza artificiale</title>
<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale è cosciente? Chi è responsabile delle “sue” azioni? Tra arte e linguaggio, Alisia e Carlotta ci fanno esplorare le ultime frontiere dell’IA.

Intervengono i professori Mario De Caro, docente di filosofia morale a Roma Tre, e Luciano Floridi, tra i più autorevoli esponenti nel campo della filosofia applicata alle nuove tecnologie.]]></description>
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<itunes:summary>L’intelligenza artificiale è cosciente? Chi è responsabile delle “sue” azioni? Tra arte e linguaggio, Alisia e Carlotta ci fanno esplorare le ultime frontiere dell’IA.

Intervengono i professori Mario De Caro, docente di filosofia morale a Roma Tre, e Luciano Floridi, tra i più autorevoli esponenti nel campo della filosofia applicata alle nuove tecnologie.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 17:46:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS . Incontri tra filosofia e arte- Storia di una storia. Dallo spirito hegeliano alle Vite di Vasari, con Alessandra Baroni</title>
<description><![CDATA[E se la filosofia arrivasse quando ormai tutto è compiuto? E se l’Assoluto fosse davvero la chiave per comprendere ciò che è stato? In questa nuova puntata di Cháos, Carlotta e Melissa ci guidano in un itinerario tra pensiero e immagini, mettendo in dialogo l’idealismo di Georg Wilhelm Friedrich Hegel con il percorso espositivo 'Vasari e Roma', ospitato presso Palazzo Caffarelli e visitabile fino al 19 luglio 2026. Interviene la curatrice, la Professoressa Alessandra Baroni Vannucci.]]></description>
<itunes:subtitle>E se la filosofia arrivasse quando ormai tutto è …</itunes:subtitle>
<itunes:summary>E se la filosofia arrivasse quando ormai tutto è compiuto? E se l’Assoluto fosse davvero la chiave per comprendere ciò che è stato? In questa nuova puntata di Cháos, Carlotta e Melissa ci guidano in un itinerario tra pensiero e immagini, mettendo in dialogo l’idealismo di Georg Wilhelm Friedrich Hegel con il percorso espositivo &#039;Vasari e Roma&#039;, ospitato presso Palazzo Caffarelli e visitabile fino al 19 luglio 2026. Interviene la curatrice, la Professoressa Alessandra Baroni Vannucci.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 17:28:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Luci e ombre: Dai “maestri della luce” al Novecento nicciano con Francesco Gallo Mazzeo</title>
<description><![CDATA[Che cosa può raccontarci un chiaroscuro? Dov’è che l’ordine si infrange e lascia spazio a una nuova realtà? Tra luci e ombre, tra Dioniso e Apollo, Carlotta e Vincenzo fanno dialogare i più grandi artisti della tradizione caravakggesca con un pensatore di cui ha risentito tutto il Novecento: Friedrich Nietzsche.

Interviene il professor Francesco Gallo Mazzeo, curatore della mostra “Caravaggio e i Maestri della Luce”, ospitata dal Museo Storico della Fanteria e fruibile fino al 7 giugno.]]></description>
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<itunes:summary>Che cosa può raccontarci un chiaroscuro? Dov’è che l’ordine si infrange e lascia spazio a una nuova realtà? Tra luci e ombre, tra Dioniso e Apollo, Carlotta e Vincenzo fanno dialogare i più grandi artisti della tradizione caravakggesca con un pensatore di cui ha risentito tutto il Novecento: Friedrich Nietzsche.

Interviene il professor Francesco Gallo Mazzeo, curatore della mostra “Caravaggio e i Maestri della Luce”, ospitata dal Museo Storico della Fanteria e fruibile fino al 7 giugno.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 18:16:00 +0200</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Fermo immagine: costruire realtà da Bruno Latour al Fotoromanzo di Nicole Gravier</title>
<description><![CDATA[Può l’arte cambiare la realtà? Può la realtà cambiare l’arte? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Damiano ci accompagnano in una rete di analisi e decostruzione sociologica, tra gli “ibridi” di Bruno Latour e i “miti e cliché” abilmente raccontati e ribaltati da Nicole Gravier nella sua mostra “Fotoromanzo”, fruibile a Villa Medici fino al 4 maggio. Interviene l’artista.]]></description>
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<itunes:summary>Può l’arte cambiare la realtà? Può la realtà cambiare l’arte? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Damiano ci accompagnano in una rete di analisi e decostruzione sociologica, tra gli “ibridi” di Bruno Latour e i “miti e cliché” abilmente raccontati e ribaltati da Nicole Gravier nella sua mostra “Fotoromanzo”, fruibile a Villa Medici fino al 4 maggio. Interviene l’artista.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 17:36:00 +0100</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Spirito e creatività: Benedetto Croce incontra Bernini e i Barberini</title>
<description><![CDATA[L’arte è il fine o lo strumento? Forma e contenuto si possono separare? Nella puntata di oggi, Carlotta e Melissa ci guidano sulle orme di uno dei più grandi teorici italiani dell’arte del secolo scorso, Benedetto Croce, facendolo dialogare con Gian Lorenzo Bernini, poliedrico artista del Seicento.

Interviene Maurizia Cicconi, curatrice della mostra “Bernini e i Barberini”, visitabile nelle sale di Palazzo Barberini fino al 14 giugno.]]></description>
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<itunes:summary>L’arte è il fine o lo strumento? Forma e contenuto si possono separare? Nella puntata di oggi, Carlotta e Melissa ci guidano sulle orme di uno dei più grandi teorici italiani dell’arte del secolo scorso, Benedetto Croce, facendolo dialogare con Gian Lorenzo Bernini, poliedrico artista del Seicento.

Interviene Maurizia Cicconi, curatrice della mostra “Bernini e i Barberini”, visitabile nelle sale di Palazzo Barberini fino al 14 giugno.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 17:57:00 +0100</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Percezione, territorio e natura: Dall’empirismo di Hume alla ricerca artistica di Chiara Bettazzi</title>
<description><![CDATA[Dove si incontrano realtà e percezione? Nello spazio, forse, e negli oggetti che abbiamo intorno. Nella puntata di oggi, Carlotta e Vincenzo ci fanno conoscere il pensiero di uno dei più grandi empiristi, David Hume, mettendolo in dialogo con l’arte di Chiara Bettazzi, la cui ricerca è volta a far nascere processi di sensibilizzazione, riappropriazione e rigenerazione di spazi in abbandono. Interviene l’artista.]]></description>
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<itunes:summary>Dove si incontrano realtà e percezione? Nello spazio, forse, e negli oggetti che abbiamo intorno. Nella puntata di oggi, Carlotta e Vincenzo ci fanno conoscere il pensiero di uno dei più grandi empiristi, David Hume, mettendolo in dialogo con l’arte di Chiara Bettazzi, la cui ricerca è volta a far nascere processi di sensibilizzazione, riappropriazione e rigenerazione di spazi in abbandono. Interviene l’artista.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 18:40:00 +0100</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Forme che emergono: Brâncuși alla luce di Heidegger</title>
<description><![CDATA[Cosa rimane dell’arte se non ha più un soggetto da imitare? È solo astrazione o c’è dell’altro? In questa puntata di Cháos dal respiro internazionale, Carlotta e Damiano “danno un senso” alla filosofia di Heidegger, offrendo una chiave di lettura nuova all’arte di Constantin Brâncuși.

Interviene Erwin Kessler, direttore del Museo nazionale d’arte rumena e curatore della mostra “Constantin Brâncuși. Le origini dell’Infinito”, visitabile fino al 19 luglio ai Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali.]]></description>
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<itunes:summary>Cosa rimane dell’arte se non ha più un soggetto da imitare? È solo astrazione o c’è dell’altro? In questa puntata di Cháos dal respiro internazionale, Carlotta e Damiano “danno un senso” alla filosofia di Heidegger, offrendo una chiave di lettura nuova all’arte di Constantin Brâncuși.

Interviene Erwin Kessler, direttore del Museo nazionale d’arte rumena e curatore della mostra “Constantin Brâncuși. Le origini dell’Infinito”, visitabile fino al 19 luglio ai Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 18:03:00 +0100</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Abitare la metamorfosi: Chiara Capobianco incontra Simone de Beauvoir</title>
<description><![CDATA[Siamo o diventiamo ciò che siamo? Cosa ci accade se smettiamo di pensarci come identità fisse e statiche e iniziamo a concepirci come continua trasformazione? In questa puntata di Cháos, Alisia e Carlotta mettono in dialogo il pensiero esistenzialista di Simone de Beauvoir con la ricerca artistica di Chiara Capobianco, autrice della mostra personale “Architettura di una metamorfosi”.]]></description>
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<itunes:summary>Siamo o diventiamo ciò che siamo? Cosa ci accade se smettiamo di pensarci come identità fisse e statiche e iniziamo a concepirci come continua trasformazione? In questa puntata di Cháos, Alisia e Carlotta mettono in dialogo il pensiero esistenzialista di Simone de Beauvoir con la ricerca artistica di Chiara Capobianco, autrice della mostra personale “Architettura di una metamorfosi”.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 17:49:00 +0100</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Di là dal riflesso: Da Plotino al transriflessismo con Ombretta Giovannini e Roberto Lombardi</title>
<description><![CDATA[Cosa succede quando nel quadro ci siamo noi? E se la risposta fosse in un nuovo movimento artistico-culturale? Nella puntata di oggi, Carlotta e Damiano ci guidano in un percorso dall’Uno di Plotino al molteplice e frammentato del movimento di nuova genesi “Transriflessismo”. Intervengono l’artista e art coach Roberto Lombardi e la curatrice Ombretta Giovannini.]]></description>
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<itunes:summary>Cosa succede quando nel quadro ci siamo noi? E se la risposta fosse in un nuovo movimento artistico-culturale? Nella puntata di oggi, Carlotta e Damiano ci guidano in un percorso dall’Uno di Plotino al molteplice e frammentato del movimento di nuova genesi “Transriflessismo”. Intervengono l’artista e art coach Roberto Lombardi e la curatrice Ombretta Giovannini.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 18:47:00 +0100</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - L’arte della maieutica: Divulgare la filosofia da Socrate a Ermanno Ferretti</title>
<description><![CDATA[Cos’hanno in comune un ateniese e un divulgatore social del XXI secolo? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Damiano ci fanno conoscere il primo filosofo a dedicarsi a un’attività che oggi diremmo fondamentale: la ricerca della Verità, quella con la ‘V’ maiuscola. Certo, le cose sono cambiate dall’Atene di Socrate: interviene Ermanno Ferretti, il professore di filosofia di fama nazionale noto sul web come scrip, che ci parla di che cos’è la divulgazione della filosofia oggi.]]></description>
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<itunes:summary>Cos’hanno in comune un ateniese e un divulgatore social del XXI secolo? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Damiano ci fanno conoscere il primo filosofo a dedicarsi a un’attività che oggi diremmo fondamentale: la ricerca della Verità, quella con la ‘V’ maiuscola. Certo, le cose sono cambiate dall’Atene di Socrate: interviene Ermanno Ferretti, il professore di filosofia di fama nazionale noto sul web come scrip, che ci parla di che cos’è la divulgazione della filosofia oggi.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 18:14:00 +0100</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Pensieri surreali: Freud incontra Magritte</title>
<description><![CDATA[Nella puntata di oggi, Carlotta e Damiano ci accompagnano in un viaggio tra gli strati della nostra mente.  Esploriamo insieme a Sofia il pensiero di due grandi personaggi del '900, Sigmund Freud e René Magritte. Con noi anche un ospite "speciale".]]></description>
<itunes:subtitle>Nella puntata di oggi, Carlotta e Damiano ci acco…</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Nella puntata di oggi, Carlotta e Damiano ci accompagnano in un viaggio tra gli strati della nostra mente.  Esploriamo insieme a Sofia il pensiero di due grandi personaggi del &#039;900, Sigmund Freud e René Magritte. Con noi anche un ospite &quot;speciale&quot;.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 17:36:00 +0100</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Sartre e la luce dell’Impressionismo: capolavori dal Detroit Institute of Arts</title>
<description><![CDATA[La vita è priva di significato? La libertà è il nostro più grande obbligo? Nella puntata di oggi, Carlotta e Vincenzo ci trasportano nell’enigma della scelta di vita. Interviene Claudio Zambianchi, professore di Arte contemporanea all’università La Sapienza e curatore della mostra “Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts”.]]></description>
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<itunes:summary>La vita è priva di significato? La libertà è il nostro più grande obbligo? Nella puntata di oggi, Carlotta e Vincenzo ci trasportano nell’enigma della scelta di vita. Interviene Claudio Zambianchi, professore di Arte contemporanea all’università La Sapienza e curatore della mostra “Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts”.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 19:01:00 +0100</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Aristotele e il Demone della nostalgia: tra passato e inquieto presente</title>
<description><![CDATA[Nella puntata di oggi Carlotta e Alisia propongono un percorso speculativo che, da Aristotele, padre della filosofia, giunge alla tensione critica della modernità.

Interviene il professore Mauro Bonazzi, autore del volume "Il demone della nostalgia. L'invenzione della Grecia da Nietzsche ad Arendt".]]></description>
<itunes:subtitle>Nella puntata di oggi Carlotta e Alisia propongon…</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Nella puntata di oggi Carlotta e Alisia propongono un percorso speculativo che, da Aristotele, padre della filosofia, giunge alla tensione critica della modernità.

Interviene il professore Mauro Bonazzi, autore del volume &quot;Il demone della nostalgia. L&#039;invenzione della Grecia da Nietzsche ad Arendt&quot;.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 18:05:00 +0100</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Bellezza e seduzione: Mucha incontra Arthur Schopenhauer</title>
<description><![CDATA[L’arte può salvarci? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Damiano ci accompagnano in un percorso nuovo tra bellezza, seduzione e liberazione, presi per mano da Schopenhauer e fianco a fianco con Mucha. Interviene Francesca Villanti, direttrice scientifica della mostra romana “Alphonse Mucha. Un trionfo di bellezza e seduzione”.]]></description>
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<itunes:summary>L’arte può salvarci? In questa puntata di Cháos, Carlotta e Damiano ci accompagnano in un percorso nuovo tra bellezza, seduzione e liberazione, presi per mano da Schopenhauer e fianco a fianco con Mucha. Interviene Francesca Villanti, direttrice scientifica della mostra romana “Alphonse Mucha. Un trionfo di bellezza e seduzione”.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 17:52:00 +0100</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Il punto di fuga: soggetti nomadi da Rosi Braidotti alla curatela di Antonio Capaccio</title>
<description><![CDATA[Siamo soggetti nomadi? Nella puntata di oggi, Alisia e Carlotta ci parlano di decostruzione e pluralità, dalla filosofia di Rosi Braidotti al lavoro di Antonio Capaccio, ospite in diretta, curatore della mostra “Il punto di fuga”.]]></description>
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<itunes:summary>Siamo soggetti nomadi? Nella puntata di oggi, Alisia e Carlotta ci parlano di decostruzione e pluralità, dalla filosofia di Rosi Braidotti al lavoro di Antonio Capaccio, ospite in diretta, curatore della mostra “Il punto di fuga”.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 22 Dec 2025 17:51:00 +0100</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Speciale Più Libri Più Liberi</title>
<description><![CDATA[Puntata speciale in diretta dalla Nuvola di Fuksas durante PLPL 2025. I nostri speaker Carlotta e Damiano accompagnano gli ascoltatori in un viaggio che attraversa le ultime frontiere dell’AI con il prof. Davide Bennato, l’importanza di leggere Dante a Tor Bella Monaca con lo scrittore Emiliano Sbaraglia, fino al suggestivo mondo di Cézanne, raccontato attraverso il thriller di Mika Biermann.]]></description>
<itunes:subtitle>Puntata speciale in diretta dalla Nuvola di Fuksa…</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Puntata speciale in diretta dalla Nuvola di Fuksas durante PLPL 2025. I nostri speaker Carlotta e Damiano accompagnano gli ascoltatori in un viaggio che attraversa le ultime frontiere dell’AI con il prof. Davide Bennato, l’importanza di leggere Dante a Tor Bella Monaca con lo scrittore Emiliano Sbaraglia, fino al suggestivo mondo di Cézanne, raccontato attraverso il thriller di Mika Biermann.</itunes:summary>
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<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 12:01:00 +0100</pubDate>
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<title>CHÁOS. Incontri tra filosofia e arte - Tempo della vita: da Henri Bergson a Salvador Dalì</title>
<description><![CDATA[Nella puntata di oggi, i nostri speaker Damiano e Melissa ci introducono allo spiritualismo francese dell'acuto e intuitivo Henri Bergson e lo mettono in dialogo con l'originale e metafisico Salvador Dalì. 
Interviene la dottoressa Lucia Moni, curatrice dell'esposizione "Dalì. Rivoluzione e Tradizione", fruibile a Roma a Palazzo Cipolla.]]></description>
<itunes:subtitle>Nella puntata di oggi, i nostri speaker Damiano e…</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Nella puntata di oggi, i nostri speaker Damiano e Melissa ci introducono allo spiritualismo francese dell&#039;acuto e intuitivo Henri Bergson e lo mettono in dialogo con l&#039;originale e metafisico Salvador Dalì. 
Interviene la dottoressa Lucia Moni, curatrice dell&#039;esposizione &quot;Dalì. Rivoluzione e Tradizione&quot;, fruibile a Roma a Palazzo Cipolla.</itunes:summary>
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<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 18:46:00 +0100</pubDate>
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